Il 4 luglio 2026 gli Stati Uniti celebreranno America250, un traguardo storico: 250 anni dalla firma della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Scala ricorda questo importante anniversario attraverso le molte e diverse tipologie di immagini e documenti storici presenti in archivio.
Era il 1776 quando cinquantasei delegati riuniti a Philadelphia posero le basi di una nuova nazione, affermando per la prima volta nella storia moderna il diritto inalienabile di un popolo all’autodeterminazione. Quel documento, redatto principalmente da Thomas Jefferson, non rappresentò solo la rottura con la corona britannica, ma articolò principi universali – “tutti gli uomini sono creati uguali” – destinati a risuonare ben oltre i confini americani, ispirando rivoluzioni e movimenti democratici in tutto il mondo.
Ma come si tramanda la memoria di un momento così cruciale?
Se c’è un’immagine che ha cristallizzato nella memoria collettiva il momento della Dichiarazione d’Indipendenza è senza dubbio “Declaration of Independence“ di John Trumbull (1817-1819) (link dinamico sull’artista e sulla foto NL01724). Quest’opera monumentale, oggi esposta nella Rotonda del Campidoglio degli Stati Uniti a Washington, non è semplicemente un dipinto: è la rappresentazione ufficiale di quell’evento fondativo.
Trumbull non era un semplice osservatore. Veterano della Guerra d’Indipendenza e aiutante di campo di George Washington, aveva vissuto quegli anni rivoluzionari in prima persona. La sua ambizione era chiara: creare una documentazione visiva della Rivoluzione che fosse insieme artisticamente sublime e storicamente accurata. Tra il 1786 e il 1817 realizzò una serie di dipinti dedicati ai momenti chiave della guerra d’indipendenza, ma “Declaration of Independence” rimane la sua opera più iconica.
La scena ritrae il momento in cui il Comitato dei Cinque – Thomas Jefferson, John Adams, Benjamin Franklin, Roger Sherman e Robert Livingston – presenta la bozza della Dichiarazione al Congresso Continentale, il 28 giugno 1776. Quarantasette figure affollano la composizione, tutte ritratte con meticolosa attenzione ai dettagli fisiognomici. Trumbull, infatti, incontrò personalmente molti dei firmatari superstiti per catturarne i tratti autentici, trasformando il dipinto in una sorta di ritratto collettivo della classe dirigente rivoluzionaria.
Ciò che rende quest’opera così potente non è solo la sua precisione documentaria ma la sua capacità di elevare un momento politico – una presentazione di documento – a evento epico. La composizione neoclassica, l’illuminazione teatrale, la solennità delle pose: tutto concorre a trasformare quegli uomini in eroi fondatori, depositari di valori universali.
Il dipinto “Declaration of Independence” di John Trumbull rappresenta un caso emblematico di come un’immagine possa trascendere la sua forma originale per diventare un’icona culturale diffusa attraverso molteplici supporti. Quest’opera non rimase confinata nelle sale del Campidoglio di Washington: la sua composizione venne replicata attraverso altri dipinti, incisioni, stampe e riproduzioni che ne moltiplicarono esponenzialmente la portata visiva.


All’epoca le incisioni su rame e le litografie costituivano il principale mezzo di diffusione delle immagini. Il dipinto di Trumbull fu tradotto in stampe che raggiunsero abitazioni, scuole, uffici pubblici e taverne, trasformando un momento storico in un’immagine condivisa dalla memoria collettiva. Queste riproduzioni rendevano accessibile a un pubblico vasto ciò che altrimenti sarebbe rimasto visibile solo a pochi visitatori privilegiati. Le immagini avevano il compito di superare le barriere dell’alfabetizzazione.
Il “Declaration of Independence” di Trumbull divenne così non solo un documento artistico ma uno strumento di propaganda e costruzione identitaria, la cui immagine ripetuta contribuì a cristallizzare nell’immaginario collettivo americano la rappresentazione di quel momento fondativo.
La leggenda vuole che la Liberty Bell sia stata suonata il 4 luglio 1776 per celebrare l’adozione della Dichiarazione. In realtà, la storia è più complessa: la campana era già incrinata prima ancora di quella data storica. Si racconta che si spaccò definitivamente nel 1846, mentre veniva suonata in occasione del compleanno di George Washington. L’iscrizione incisa su di essa proviene dal Libro del Levitico: “Proclamate la libertà in tutta la terra” — un testo scelto con grande ironia della storia, visto che la schiavitù era ancora legale.
Philadelphia era nel 1776 la città più grande e cosmopolita delle colonie americane. Il Independence Hall, dove fu firmata la Dichiarazione, era originariamente la sede del parlamento della Pennsylvania. I delegati scelsero questo luogo anche per ragioni pratiche: era abbastanza centrale rispetto alle tredici colonie. Curiosamente, durante l’estate del 1776 le finestre della sala vennero tenute chiuse e sbarrate — nonostante il caldo soffocante — per garantire il massimo segreto sui dibattiti in corso.
Contrariamente a quanto si crede comunemente, il documento non fu firmato da tutti i delegati il 4 luglio 1776. Quel giorno fu adottato ufficialmente il testo, ma la maggior parte dei 56 firmatari appose la propria firma il 2 agosto 1776. Alcuni firmarono addirittura mesi dopo. Il presidente del Congresso, John Hancock, firmò con una calligrafia volutamente enorme: si dice per sfidare il re d’Inghilterra e dimostrare di non avere paura.

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In copertina: La Dichiarazione d’Indipendenza, 4 Luglio 1776. Yale University Art Gallery, New Haven, USA – NL01724