23 Gennaio 2026

Constantin Brancusi: il poeta della Forma in 5 sculture  

Nell’ambito dell’anniversario dei 150 anni dalla nascita del pioniere della scultura contemporanea, che ricorre 19 febbraio 1876, Scala è lieta di condurvi alla scoperta della vita dell’artista e di 5 opere prestigiose conservate presso musei internazionali

Nell’ambito dell’anniversario dei 150 anni dalla nascita del pioniere della scultura contemporanea, che ricorre 19 febbraio 1876, Scala è lieta di condurvi alla scoperta della vita dell’artista e di 5 opere prestigiose conservate presso musei internazionali di cui l’archivio è agente ufficiale, come il Metropolitan Museum of Art, il Philadelphia Museum of Art, l’Art Institute of Chicago, il Centre Pompidou e il Solomon R. Guggenheim Museum per citarne alcuni.  

Breve bio dell’artista 

Il 19 febbraio 1876 nasceva a Hobița, in Romania, Constantin Brancusi, uno dei più grandi rivoluzionari della scultura moderna. La sua vicenda artistica rappresenta un viaggio straordinario dalla tradizione alla modernità, dalle campagne rumene ai saloni parigini, dalla rappresentazione naturalistica all’astrazione più essenziale. 

Brancusi giunse a Parigi nel 1904, dopo aver compiuto gran parte del tragitto a piedi attraverso l’Europa. Nella capitale francese lavorò brevemente nello studio di Auguste Rodin, ma presto si allontanò dal maestro, dichiarando che “nulla può crescere all’ombra di un grande albero”. Questa rottura segnò l’inizio di una ricerca personale che avrebbe cambiato per sempre il volto della scultura del XX secolo. 

La sua filosofia artistica si fondava sulla ricerca dell’essenza, sulla riduzione della forma al suo nucleo più puro. Brancusi levigava, limava, lucidava i suoi materiali fino a raggiungere superfici di straordinaria perfezione, trasformando marmo, bronzo e legno in forme che sembrano catturare l’eterno. Morì a Parigi il 16 marzo 1957, lasciando un’eredità che continua a ispirare generazioni di artisti. 

Lo Studio di Impasse Ronsin: un’opera nell’opera 

Dal 1916 fino alla sua morte, Brancusi lavorò in vari atelier situati prima al numero 8 e poi al numero 11 di Impasse Ronsin, nel XV arrondissement di Parigi. Questi spazi non erano semplici luoghi di lavoro, ma parte integrante della sua concezione artistica. L’artista utilizzò inizialmente due studi, abbattendo poi i muri divisori per creare ambienti più ampi dove esporre le sue opere. Nel 1936 e nel 1941 aggiunse altri due spazi adiacenti, destinati alle opere in corso e agli attrezzi da lavoro. 

Per Brancusi, lo studio era esso stesso l’opera. A partire dagli anni Venti, aprì le porte del suo atelier trasformandolo in una sorta di showroom, dove le sculture erano disposte in “gruppi mobili” che creavano relazioni spaziali dinamiche tra le opere. Questa attenzione maniacale alla disposizione delle sculture divenne così centrale nella sua pratica artistica che, verso la fine della vita, abbandonò completamente la produzione di nuove opere per dedicarsi esclusivamente alla sistemazione di quelle esistenti all’interno dello studio. 

Nel suo testamento del 1956, Brancusi lasciò l’intero atelier allo Stato francese a condizione che fosse ricostruito esattamente com’era al momento della sua morte. Questa straordinaria donazione comprendeva opere finite, schizzi, mobili, attrezzi, la biblioteca e la discoteca personale dell’artista. 

L’Atelier Brancusi al Centre Pompidou 

Oggi, l’atelier ricostruito si trova sulla piazza del Centre Pompidou dal 1997. L’architetto Renzo Piano ha progettato questo spazio museale dedicato La ricostruzione ha rispettato fedelmente l’articolazione volumetrica e il sistema di illuminazione degli spazi originali, ricreando l’atmosfera unica del laboratorio dell’artista. Il visitatore accede attraverso un piccolo giardino racchiuso da mura, scendendo alcuni gradini che introducono allo spazio museale. 

La collezione permanente comprende 137 sculture, 87 piedistalli originali, 41 disegni, 2 dipinti e oltre 1.600 lastre fotografiche e stampe originali realizzate dall’artista. Questo corpus straordinario testimonia non solo il genio scultoreo di Brancusi, ma anche la sua sensibilità fotografica: l’artista documentava ossessivamente le sue opere e il loro allestimento, consapevole dell’importanza della luce e della disposizione spaziale. 

5 Capolavori per comprendere Brancusi 

Sleeping Muse, 1910 – Metropolitan Museum of Art, New York, USA 

Con questa scultura in bronzo lucidato, Brancusi compie uno dei suoi primi passi decisivi verso l’astrazione. La testa ovoidale, ridotta alla sua forma essenziale, rappresenta la musa dormiente con una sintesi formale rivoluzionaria. Le palpebre chiuse, appena accennate, e i tratti del volto stilizzati al massimo creano un’immagine di profonda serenità. La superficie levigata riflette la luce in modo tale da far sembrare l’opera quasi immateriale, sospesa tra sogno e realtà. Quest’opera segna il definitivo allontanamento dalla scultura descrittiva ottocentesca e l’apertura verso una nuova concezione dello spazio scultoreo. 

The Kiss, 1916 – Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, USA 

In netto contrasto con il celebre bacio di Rodin, carico di pathos e drammaticità, Brancusi propone una visione dell’abbraccio amoroso all’insegna della sintesi geometrica e dell’unità primordiale. I due amanti sono raffigurati come un unico blocco di pietra calcarea, i loro corpi fusi in un abbraccio eterno. Gli occhi circolari, le braccia che si stringono e i capelli stilizzati sono appena incisi sulla superficie, suggerendo piuttosto che descrivere. La forza di quest’opera risiede nella sua capacità di esprimere l’unione totale attraverso la riduzione formale, dimostrando che l’essenzialità può essere più eloquente della descrizione minuziosa. 

Golden Bird, 1919-1920 – Art Institute of Chicago, Chicago (IL), USA 

Questa scultura rappresenta l’apice della ricerca di Brancusi sul tema dell’uccello, un soggetto a cui l’artista tornò ossessivamente per tutta la vita. La forma slanciata e affusolata non raffigura un volatile specifico ma cattura l’essenza stessa del volo, l’aspirazione verso l’alto, il desiderio di trascendenza. La superficie dorata riflette l’ambiente circostante, facendo sembrare l’opera in continuo movimento, come se stesse per spiccare il volo. Il piedistallo, parte integrante dell’opera, amplifica questa tensione verticale. Con il Golden Bird, Brancusi dimostra come la scultura possa andare oltre la rappresentazione per incarnare un’idea pura. 

Torse de Jeune fille III, 1925 – Musée National d’Art Moderne – Centre Pompidou, Parigi, Francia 

Questo torso femminile in onice lucidato rappresenta una delle interpretazioni più astratte del corpo umano nell’intera storia della scultura. La forma si riduce a una colonna leggermente ricurva, dove la femminilità è suggerita attraverso curve appena percettibili. La scelta dell’onice, con le sue venature naturali, aggiunge una dimensione quasi organica all’astrazione geometrica. Brancusi riesce a evocare la sensualità e la vitalità del corpo giovane senza ricorrere a nessun dettaglio anatomico esplicito. L’opera diventa meditazione sulla crescita, sull’energia vitale, sulla bellezza della forma pura che emerge dal materiale grezzo. 

Adam and Eve, 1921 – Solomon R. Guggenheim Museum, New York, USA 

In questa composizione scultorea, Brancusi reinterpreta il mito della creazione attraverso il suo linguaggio formale essenziale. Adamo è rappresentato come una forma allungata in legno di quercia, mentre Eva appare come una forma più arrotondata e accogliente, realizzata in rovere e posta a contatto con la base di cemento. Le due figure dialogano nello spazio creando una tensione compositiva che evoca il rapporto primordiale tra maschile e femminile. L’uso del legno, materiale caro a Brancusi per le sue radici contadine, conferisce all’opera una qualità arcaica e rituale. D’altra parte il richiamo alla tecnica utilizzata da Gauguin nel periodo tahitiano e alla scultura africana sono evidenti. Ancora una volta, l’artista dimostra come poche linee essenziali possano contenere significati universali e senza tempo. 

L’eredità di Constantin Brancusi continua a risuonare nell’arte contemporanea. Le sue opere ci ricordano che la vera innovazione non consiste nell’aggiungere, ma nel togliere fino a raggiungere l’essenza, quella verità formale che risiede al cuore di ogni rappresentazione. A partire dal 1 dicembre 2027, le opere di Constantin Brancusi entreranno nel pubblico dominio secondo la legislazione di molti paesi, permettendo la loro riproduzione senza vincoli di copyright. Tuttavia, la qualità delle riproduzioni rimane fondamentale per rendere giustizia alla straordinaria maestria tecnica dell’artista, in particolare alle superfici levigate e riflettenti che caratterizzano le sue sculture. 

Scala Archives dispone di scatti fotografici ufficiali realizzati in collaborazione diretta con i principali musei che custodiscono le opere di Brancusi, tra cui il Metropolitan Museum of Art, il Philadelphia Museum of Art, l’Art Institute of Chicago, il Centre Pompidou e il Solomon R. Guggenheim Museum. Queste immagini professionali, realizzate con illuminazione controllata e tecniche fotografiche specializzate, catturano con precisione le sfumature, i riflessi e i dettagli materici che rendono uniche le creazioni dell’artista.  

Per ogni tipo di progetto creativo che richieda la massima fedeltà all’opera originale, le riproduzioni di alta qualità disponibili su Scala Archives rappresentano la scelta ideale per valorizzare il genio di Brancusi. Contattaci per maggiori informazioni su ricerche e licenze. 

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In copertina: Brancusi nel suo studio, 1927. Foto di Edward  Steichen. Musee National d’Art Moderne – Centre Pompidou, Paris, France – RM03359 

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